Cos’è l’ansia?

“La mente che è ansiosa per gli eventi futuri è avvilita.”
LUCIO ANNEO SENECA

Nell’ambito dei disturbi mentali, i disturbi d’ansia sono le condizioni a maggior prevalenza in ogni fascia di età.

Ma che cos’è l’ansia? A cosa ci riferiamo quando parliamo di ansia?

La parola “ansia” deriva dal  latino “Anxia” e deriva dal verbo “Ango” che significa stringere, soffocare.

Viene definita come uno stato d’animo penoso di attesa, di anticipazione di un evento imminente e difficilmente controllabile che induce un’attivazione fisiologica.
Le diverse sensazioni che connotano l’ansia sono per lo più spiacevoli, quali l’apprensione, la preoccupazione, la paura, il timore, l’impressione che le cose possano sfuggire al controllo, il bisogno di trovare una soluzione immediata.

 E’ bene sottolineare che l’ansia di per sé non è un fenomeno anormale. Si tratta di uno stato di ipervigilanza fisiologica, ed è uno dei possibili fenomeni “emozionali” di attivazione (arousal) dell’organismo. Più precisamente l’ansia è la vigilanza “acuta” che ci pervade di fronte ad un pericolo di cui non conosciamo né la natura né l’entità. Ne vediamo molto bene le manifestazioni negli animali di fronte ad un segnale aspecifico di pericolo. Anche nella specie umana l’ansia si traduce in una tendenza all’esplorazione irrequieta dell’ambiente circostante, in una disponibilità a concentrare rapidamente e volubilmente l’attenzione su temi o stimoli diversi, nella ricerca di spiegazioni o rassicurazioni, e in una serie di fenomeni neurovegetativi, che sono la preparazione fisiologica o all’attacco o alla fuga. La sua funzione è quella di favorire la conoscenza del mondo circostante e un migliore adattamento ad esso.

L’ansia diventa disturbante quando si prolunga, e ciò accade in modo particolare quando il pericolo non sia identificato e persista come minaccia “senza nome”. E’ questo, del resto, il motivo che ci spinge a cercare un’ansia “con nome” (fobie).

Si parla di disturbo d’ansia, dunque, quando le paure e l’ansia appaiono irrealistiche e irrazionali, di intensità soverchiante, creando un disagio significativo nell’individuo e una significativa compromissione del funzionamento sociale, lavorativo o di altre aree importanti nella vita di una persona.

Caratteristiche fisiologiche dell’ansia: aumento della frequenza del battito cardiaco, sudorazione, iperventilazione, vasocostrizione e vasodilatazione, sensazione svenimento e intorpidimento (dovuto al ritiro del sangue dalle estremità come il capo, verso il centro del corpo), secchezza delle fauci dovuta a ridotta salivazione, voce stridula dovuta a costrizione della gola, visione più nitida dovuta alla dilatazione della pupilla, nausea dovuta ad irritazione intestinale, ridotta capacità digestiva, perdita di appetito, ridotta capacità verbale, aumento della capacità coagulante del sangue, aumento delle abilità motorie, diminuzione delle capacità cognitive indicata a volte da momenti di indecisione, erezione della peluria della nuca, eccitazione delle fibre muscolari a volte fino al tremore, pallore della pelle e del viso, calo dell’interesse sessuale, ipervigilanza, sensazione generale di tensione.

Trattamento

Le persone con disturbo d’ansia tenderanno a reagire a sentimenti, situazioni, pensieri spiacevoli in modo più intenso, e uno dei possibili ( e frequenti)  comportamenti per tentare di gestire queste sensazioni spiacevoli è l’evitamento dei fattori scatenanti. Sfortunatamente questa strategia ha come unico effetto quello di rafforzare preoccupazioni e paure, confermando ulteriormente  la convinzione errata di impotenza nella gestione della situazione (il problema). Il sentirsi incapaci di esercitare un’influenza sugli eventi potenzialmente spiacevoli o dannosi genera ansia, apatia o disperazione.

La sensazione di paura può derivare dalla presenza di un pericolo per il soggetto, e la pericolosità di questo deriva sia dalla effettiva ed oggettiva minacciosità dell’evento, sia dalla quantità di risorse che l’individuo possiede per fronteggiare la minaccia, o dalla quantità di risorse che l’individuo ritiene di avere (autostima, sicurezza di sé, senso di autoefficacia percepito etc.). Le convinzioni di autoefficacia influenzano il modo in cui le persone pensano, si sentono, trovano delle fonti di motivazioni personali e agiscono.

Gran parte degli approcci terapeutici moderni per aiutare a gestire l’ansia, sono incentrati  proprio sull’affrontare  il “pensiero negativo” e i comportamenti di evitamento messi in atto dalla persona.

Qualsiasi approccio terapeutico avrà come obiettivo quello di facilitare la comprensione sul perché si provano particolari emozioni, determinate sensazioni, quali sono i fattori scatenanti, e come poter cambiare le risposte a essi. In alcuni tipi di terapia si focalizzano sulla ridefinizione del pensiero negativo e sul cambiamento dei comportamenti, insegnando tecniche pratiche alla persona in terapia. I disturbi d’ansia sono notevolmente differenti tra loro, e da individuo a individuo, per cui la terapia è personalizzata in base ai sintomi specifici e alla diagnosi.  La frequenza degli incontri  e la durata del percorso terapeutico dipende dai sintomi specifici e dalla diagnosi.

Principali Disturbi d’Ansia (DSM-V)

Disturbo d’ansia di separazione
Fobia specifica
Disturbo d’ansia sociale (fobia sociale)
Disturbo di panico
Agorafobia
Disturbo d’ansia generalizzata

Bibliografia

Bandura, A. (1996). Il senso di autoefficacia: aspettative su di sé e azione. Erickson, Trento.

Beck, A.T., Emery, G. (1985). Anxiety Disorders and Phobias: a Cognitive Perspective. Basic Books, Inc., Publishers, New York.

Jervis, G. (2001). Psicologia Dinamica. Il Mulino, Bologna.

Nardone, G. (2000). Oltre i limiti della paura: superare rapidamente le fobie, le ossessioni e il panico. Bur, Milano.

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